La Festa dell’adesione all’Azione cattolica

Mettiamoci in gioco

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di Matteo Truffelli* - Come ogni anno, la festa dell’adesione dell’8 dicembre offre l’opportunità all’Azione cattolica di ridire pubblicamente il significato e le ragioni della scelta che ciascun socio compie di anno in anno, decidendo di camminare dentro la Chiesa e nel mondo condividendo in maniera forte con altri laici la responsabilità per la missione evangelizzatrice. È una festa in cui raccontare la bellezza di un modo di vivere la Chiesa che arricchisce la vita di tante persone, di tante famiglie, di tante comunità.

L’8 dicembre, inoltre, rappresenta per tutta l’associazione l’occasione per fare un piccolo punto sul cammino intrapreso, per capire insieme come rendere l’Ac sempre più popolare e innovativa, sempre più capace di coinvolgere persone di ogni età, ragazzi, giovani e adulti, in un’esperienza di Chiesa gioiosa, credibile, intensa, capace di accogliere e farsi carico della vita di ciascuno, a partire da coloro che più degli altri devono fare i conti con le fatiche del vivere. Per essere un’associazione inquieta dentro una Chiesa inquieta, potremmo dire richiamando il discorso rivolto da Papa Francesco a tutta la Chiesa italiana a Firenze.

Proprio dal Convegno ecclesiale vissuto da poco l’Ac esce incoraggiata a proseguire lungo la strada sulla quale si è incamminata in questi anni, alla ricerca dei modi per dare concreta attuazione alle indicazioni contenute nella Evangelii gaudium. Una strada su cui è in cammino anche la Chiesa italiana. Con un po’ di fatica, forse, a volte con qualche timore di troppo, ma desiderosa di far emergere, coltivare e portare a maturazione un vissuto ordinario già fortemente intessuto di quella capacità di ascolto, accoglienza e cura a cui Francesco ci richiama con tanta forza.

Tra le tante sollecitazioni portate dalle parole del Papa a Firenze ve n’è una, in particolare, che sembra preziosa per illuminare il senso di questa nostra festa e, in fondo, di tutta l’esperienza associativa: l’invito a farci costruttori di una Chiesa sinodale. Un modo di pensare e di vivere la Chiesa come Popolo di Dio che cammina insieme di cui l’essere associazione vuole proprio essere una traduzione esemplare. E che dal Concilio in poi abbiamo cercato di vivere anche attraverso la scelta democratica, che caratterizza lo statuto adottato nel ’69. Una scelta che non si esaurisce in un metodo per individuare i responsabili dell’associazione, ma costituisce la condizione perché il nostro ritrovarsi insieme offra a tutti gli aderenti la possibilità di essere protagonisti e responsabili, in associazione, nella comunità, nella Chiesa. Non un surplus di strutture e procedure, ma lo sforzo di dare alla sinodalità una forma concreta. Nella consapevolezza che “il tempo è superiore allo spazio”, e che perciò è più importante avviare processi che non occupare spazi.

Questo 8 dicembre, infine, giunge in una giornata particolarmente significativa, perché coincide con l’apertura dell’Anno Santo della Misericordia, che Papa Francesco ha voluto donare a tutta la Chiesa. Un dono che chiede anche all’Azione cattolica di essere all’altezza della chiamata che il Giubileo porta con sé, la chiamata a ripensarsi e rimettersi in gioco per accogliere l’invito forte che giunge da questo tempo straordinario: compiere una conversione autentica, una conversione che apra il cuore e la mente per consentirci di vedere le sofferenze, le attese di bene e la ricerca di felicità di chi vive accanto a noi, senza ergere barriere difensive, senza preoccuparci di raggiungere obiettivi, senza temere di sbilanciarci in avanti e poi prendere gol in contropiede. Una conversione che ci spinga a spalancare le porte delle nostre associazioni per poterci prendere cura di ogni vita. Perché ogni vita ci sta a cuore.

*Presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana